R.Matteo's profile...Al Crepuscolo Degli I...PhotosBlogListsMore Tools Help

Blog


    November 03

    Flusso di coscienza

    Mai più. Mai più. Nevermore.
    Il freddo taglia la faccia. Meglio abbottonarsi la giacca. Eppure sto meglio quando lo sento il freddo. Ma che importa della giacca. Questa felpa mi tiene caldo, questa è la felpa di un requiem. Tiene caldo. Il caldo l'ho sempre disprezzato. Non ci si può difendere contro il caldo, mai. Stasera è vuoto il pub. Qualche vecchietto ubriacone mi fa sentire a mio agio. Sembra siano tutti quì per il mio stesso motivo. Già. Contro nessun tipo di caldo ci si può difendere.
     
    "E' tua la birra?"
    "Sì, grazie"
     
    Eraclito.
    Il divenire. Il divenire se si autopredica non è più tale, quindi perde il contatto con sè stesso. Logicamente parlando, se il divenire è autopredicato, cioè se il divenire diviene, si allontana da sè stesso con il movimento che lo caratterizza appunto, così diviene altro da sè nel suo stesso movimento, si annulla... o, forse, diventa ciò che realmente è. Quindi cosa? Stabilità? Calma? Tranquillità? Per poi tornare ad essere divenire e così via in un circolo infinito? La calma, la tranquillità... "Mentre tutto sembra stabile, tutto diviene". E' sempre stato così? Anche in quei casi?
     
    "Posso togliere il bicchiere?"
    "Sì, grazie. Senti, mi faresti un Long Island?... Anzi... Due và!"
    "Ok.."
     
    Democrito.
    Ogni atomo si aggrega ad un altro in modo praticamente casuale. L'assemblamento, le coincidenze, ogni cosa è casuale. Non esiste alcun klinamen, no, Lucrezio si illudeva. Ogni cosa è caos. Se ogni cosa è caos, anche il caos stesso lo è. Quindi diventa incomprensibile per l'uomo. E seppur fosse comprensibile diventa irripetibile: come può esser ripetuta sottoforma razionale -in questo caso il linguaggio- una cosa che è caos? La teoria del caos. Sì, ma perchè? Perchè è stata tutta una casualità? Non era predestinato niente, è successo così, per caso...
     
    "Senti, mi fai anche una vodka alla fragola con red bull?"
    "Mmm... Ok..."
     
    Guardo il bicchiere. Davanti quanti di questi è stato Poe prima che lo portassero alla morte? E Baudelaire? E quanti altri ancora? Freud andava a forza di cocaina. La cocaina. Dallo scorso anno sulla Sapienza se ne rilevano tracce ingenti. Per questo non dormo? Per effetto della cocaina presente nell'aria? Chissà, forse è ancora una parte dell'MKULTRA, forse non è ancora finito. Invece Charles Manson solo tv, non faceva altro da mattina a sera, lui solo la tv aveva come droga: forse è la più letale, la cocaina almeno ha cacciato un Freud!! Il gioco d'azzardo un Dostoevskij! Dostevskij... Le Notti Bianche...
     
    "Nicò, senti, appena puoi mi fai un assenzio?"
    "Va bene."
     
    Perchè? Perchè ancora? "Il nichilismo è quando ci si chiede "perchè?" e non segua alcuna risposta", vero Federico? O Guglielmo, ma come lei preferisce, mister Nietzsche. Vorrei averlo potuto conoscere, essere al posto di Paul, quel testa di cazzo che gli ha soffiato Lou. Anche tu sei stato un viandante con la propria ombra, vero? La mia ombra. Solo adesso mi accorgo quanto rifletta di me. Imperscrutabile, adimensionale, priva di margini o confini. Indecifrabile. Esiste solo grazie alla luce. Seneca, non ricordo di chi, disse che ha dato nuova luce alla tenebra. Già da allora sapevano di una grande correlazione lux-tenebrae.
    L'odore di alchol di questo quà vicino è impressionante. Mi fà sentire a mio agio. Parla e straparla, ma che importa. La gente attorno a lui ride. Chissà cosa diamine avrà da ridere. Non ho mai capito di chi rida di gente che sta fuori, o di beoni del posto e simili. Mah, a ognuno il suo umorismo. Come diceva Lorca, ridere è il linguaggio dell'anima. Non immaginavo quanta gente avesse un'anima nera. Certe oscurità nemmeno la più buia profondità dei fondali può penetrarla. "Gli abissi ai profondi", vero? Macchè abissi, sono vere e proprie maledizioni. Un giorno mi sveglierò da quest'incubo. Cristo quando arriverà quel giorno?
    Fabio, aiutami. Anche io ho bisogno di un amico. Anche io ho bisogno di stare con un amico, di svegliarmi affianco a qualcuno a cui possa rivolgere un pensiero anche cretino, ma ne ho bisogno.
    Dammi una mano. Mi sà tanto che è come nei vigili del fuoco giusto? Un addestramento, un grande, difficilissimo addestramento. Solo che quì non ci si diverte. La vita è una guerra nella quale ognuno è il mercenario di Dio -o chi per lui-: si combatte al prezzo della proria vita. E ci si addestra anche a riposo.
     
    "Un'altra birra, perfavore..."
    "Arriva"
    E fanno 30 euro di alcool.
    Avevo smesso di bere.
    Sì, infatti. Avevo. Ed ora? Ancora quel divenire? Ed ora cosa sto divenendo? Un mostro? Un idiota? Mi sto fottendo ancora neuroni? O forse, molto semplicemente, sto diventando me stesso, sto diventando davvero solo. Chissà se è mai stata diversa la cosa. Oppure è stato tutta una magnifica illusione, come guardare fuori dalla finestra la sera in cerca di una luce lontana che mi porti via anche per qualche secondo, che mi permetta di sperare, di sognare. Fanculo! Ancora così stanno le cose??
    Cazzo la testa mi gira come una trottola in una centrifuga.
    Sono passati 12 anni, la metà dei tuoi caro Matteo, da quando potevi fare un simile ragionamento. Se non è mai andato in porto vuol dire che c'è qualcosa di sbagliato. Forse ha ragione quel mio amico, A., quando dice che a pagamento non è così male. NO! Io voglio ancora speraci!! Ma ne vale la pena? Io.. io non lo so. Forse non è così differente in fin dei conti. Però non me l'aspettavo così. Ma perchè? Ancora una domanda senza risposta. Farò la fine di questo quì a fianco a me? Farò la fine di uno che sta dietro al bancone e serve alcool? Una cosa è certa: io rimarrò solo.
     
    Certe persone non possono misurare le cose se non attraverso le verità date dagli altri: allegria nei giorni di sole, malinconia nei giorni di pioggia... Se così viene insegnato, di questo ci si convince, ma anche nei giorni di pioggia potrebbero esserci cose piacevoli, anzi forse nei giorni di sole tutto diventa accecante. La verità che è dentro una persona è tanto fragile da cambiare totalmente quando se ne riceve un'altra. E questo perchè? Per piacere al proprio prossimo. Il crimine peggiore.
     
    Salirò la china. Andrò per la mia strada, la percorrerò fino in fondo. Non guarderò più in faccia a nessuno. Ognuno ha il suo destino. Ognuno è il proprio destino. Il mio sono io, ed io sono solo. Il mio destino è stare solo. Ora lo so. Io rimarrò il nessuno di sempre, non sarò mai tutto per qualcuno. Nei secoli dei secoli.
    Come mi chiamano spesso... L'animale, giusto? Io sono l'animale. E sia.
     
    Più volte ho sentito sostenere una cosa: fintantochè si crede ai sogni, questi esistano e si avverino.Anche se non la vedo così semplice, non importa. I want to believe, voglio crederci, questo diceva uno dei miei miti. Che anche lui si illudesse? No, a lui non succedeva. Non sbagliava mai. "Il mio numero è uno, il più solo di tutti i numeri." eri al bancone come me quando lo hai detto. Solo che tu, poi, sei corso da lei ubriaco. Io da chi corro adesso?
     
    "Ciao, buona serata"
    "Ciao, buona notte"
     
    Il vento mi taglia ancora la faccia, stavolta è ancora più freddo. Si dice che quando si crede a qualcosa, e se ne diventa ossessionati, la si vede ovunque. Anche dove non c'è mai stata. Grazie per avermi aperto gli occhi, non farò mai più questo sbaglio. Ma continuerò a crederci.
    September 24

    Domanda indomandabile

    Secondo voi è possibile amare un razzista? O meglio, un razzista può essere amato anche per questa sua particolarità?
    (Per razzista intendo una persona che semplicemente ha una preferenza razziale, che non sia intollerante o attivista).
     
    Pongo questa domanda dopo innumerevli discussioni: etichettare le preferenze di una persona suona razzista, se X preferisce un ragazzo piuttosto che un'altra non è mica razzismo, è una preferenza, e così come tutta l'estetica è soggeta a preferenze secondo me le razze ne sono per forza di cose soggette.
    Sentitevi liberi di esprimere la vostra preferenza come meglio credete, nessuno ha il diritto di giudicare i gusti di nessuno, tantomeno il pensiero qualunque esso sia.
     
    Rispondete secondo una vostra personale opinione o secondo le vostre personali esperienze.
     
    August 28

    L'uomo della folla

    Il seguente racconto, messo nel mio blog come un preziosissimo diamante, è tra i miei preferiti: personalmente lo adopero come metro di valutazione delle persone attorno in modo efficace; e, per gli amanti della solitudine, di sè stessi, della propria personalità e della propria volontà, per i signori delle proprie virtù e per le persone che non ci girano attorno ma vanno al cuore delle questioni risolvendole, si dischiude il segreto per la comprensione di persone incomprensibili e di cui spesso e volentieri si è vittime a causa della loro mancanza di sensatezza, mancanza di concretezza -o, molto semplicemente, mancanza di sè e delle proprie volontà...

     

    L'uomo della folla

                                                                                                        Ce grand malheur de ne pouvoir être seul! (La Bruyère)

     

    È stato detto, molto opportunamente, d'un libro tedesco: «Es läßt sich nicht lesen», e cioè che esso non si lascia leggere. Vi sono, difatto, dei segreti che non consentono a rivelarsi. Taluni uomini muoiono, a notte, nel loro letto, torcendo le mani agli spettri cui si confessano e riguardandoli pietosamente coi loro occhi smarriti... e v'è chi muore disperato con la gola strozzata dalle convulsioni per l'orrore dei misteri che non vogliono svelarsi. Troppo spesso, ahimè, l'umana coscienza porta seco un tale fardello d'orrore che non riesce a sbarazzarsene se non nella tomba. E in tal modo, l'essenza di tutti i delitti rimane impenetrabile. Non molto addietro, in sul finire d'una sera d'autunno, me ne stavo seduto davanti alla grande vetrata del caffè D., a Londra. Ero stato ammalato per lunghi mesi e, allora, appena convalescente, mentre man mano mi tornavano le forze, ero in una di quelle beate disposizioni dell'animo che hanno le caratteristiche opposte a quelle della noia, quando cioè gli appetiti morali sono ben tesi, e il velo che annebbia la mente è squarciato - acluς oς prin epŋen  - nel mentre che l'intelletto, come elettrizzato, supera di molto le sue giornaliere capacità, al modo medesimo che il nitido razionalismo di Leibniz vince sulla stolida e melliflua oratoria di Gorgia. Lo stesso respiro m'era un godimento senza pari. E persino le innumeri origini dei miei malanni, in quel momento, non mi davano che gioia. Provavo un sereno e pur profondo interesse in qualsiasi oggetto.

    Con un sigaro in bocca e una gazzetta sulle ginocchia, mi ero divertito ora a leggere gli avvisi economici, ora ad esaminare la promiscua clientela del caffè, ora a guardare al di là dei vetri appannati dal fumo della strada. Quest'ultima era una delle principali arterie della città ed era stata affollata l'intero dì. La calca s'era ispessita all'imbrunire, ogni istante di più, sino a che, all'accendersi dei becchi, cominciò a fluire in due opposte direzioni dense e continue. Non mi ero mai trovato, in quel particolare momento della sera, nella disposizione d'animo in cui mi trovavo allora, e il mareggiare in tumulto di quella folla di teste umane mi empiva d'una deliziosa e fresca emozione. Per modo ch'io cessai affatto di prendere un qualsiasi interesse a ciò che accadeva nel caffè e mi concentrai, per contro, su quel che vedevo accadere di fuori. Le mie osservazioni furono, da principio, astratte e generiche. Cominciai col considerare i passanti sotto il loro aspetto di massa e avendo la mente solo ai loro rapporti collettivi.

    Ma venni dipoi, e gradualmente, ai particolari e m'applicai in un minuto esame allo scopo di vagliare la diversità dei tipi dai loro vestiti, dall'aspetto, dall'andatura, dai volti e dall'espressione, infine, delle loro fisionomie. Eran, la maggior parte, uomini dall'aria soddisfatta e pacifica di chi fa professione d'affari e sembravano occupati a null'altro che ad aprirsi un varco tra la ressa. Colle sopracciglia aggrottate, movevano qua e là gli occhi, vivacemente, e se accadeva che qualcuno li urtasse, senza tuttavia impazientirsi, si raggiustavano i panni e tiravano innanzi. Altri, anch'essi in gran numero, avanzavano inquieti, col volto paonazzo e, in mezzo a ogni sorta di gesticolazioni, parlavan tra sé come se fosse proprio quella infinita moltitudine a farli sentir soli con loro stessi. E qualora accadeva loro di doversi fermare per un qualche inciampo, smettevano all'istante di borbottare ma raddoppiavano, per contro, i loro gesti e, con sulla faccia un distratto riso ed esorbitante, al certo, la loro effettiva allegria, attendevan che gli altri, sul cammino dei quali s'erano inseriti, continuassero la loro strada. Se poi accadeva che venissero urtati, si profondevano subito in iscuse ed inchini, dando atto della più profonda costernazione.

    Coteste due numerosissime categorie di persone, oltre ciò che ho detto, non presentavano nient'altro di notevole. I loro abiti appartenevano a quel genere di indumenti che sono oltremodo ben definiti dall'aggettivo decente. Dubbi sulla loro condizione non ce ne potevano essere. Nobili erano, o mercanti, o magistrati, o provveditori, o agenti di borsa - cupatridi e plebe - sia che vivessero di rendita, sia che trafficassero sulla propria o sull'altrui responsabilità. Essi non attrassero troppo la mia attenzione. Passai, così, alla massa degli impiegati che potevano, ancor essi, essere distinti in due categorie. Quelli che appartenevano alle piccole ditte, innanzi tutto, i quali eran giovanotti dagli abiti attillati, dai capelli grassi di pomata, dagli stivali ben lustri e dal labbro insolente, e ancora avevano andatura baldanzosa, che io non saprei definire meglio che con la parola impiegatizia, e mi sembrò che si comportassero secondo quella che, soltanto un anno o un anno e mezzo innanzi, era stata la perfezione del bon ton. Essi sfoggiavano le loro dimesse grazie borghesi e tanto è sufficiente a definirli. L'altra categoria era invece formata dagli impiegati superiori appartenenti a imprese più solide, gli steady old fellows, insomma, e anche sul loro conto non c'era da prendere abbagli. Costoro si davano a conoscere di primo acchito, per i loro ampi abiti scuri, per le cravatte e i gilé bianchi, le scarpe comode e forti, le calze grosse e infine per le uose. Eran quasi tutti calvi, e le loro orecchie destre, avvezze da tempo, ormai, a reggere la penna, sporgevano in fuori con la punta ripiegata in modo curioso e ridicolo. Osservai che essi si levavano e si rimettevano il cappello con tutt'e due le mani, e che portavan tutti degli orologi con certe catene tozze e massicce e di foggia sorpassata. Essi ostentavano tutti d'esser persone rispettabili, posto che esista un tipo tanto onorevole di ostentazione.

    Vidi ancora numerosi individui di apparenza brillante e subito compresi che non potevano essere se non i tagliaborse, i quali infestano immancabilmente le grandi città. Io li osservai a lungo e con curiosità, e mi domandai che cosa poteva farli scambiare per dei gentiluomini, appunto, dai veri gentiluomini. I loro voluminosi polsini, e l'aria di eccessiva franchezza che si prestavano, li davano a conoscere, anche costoro, alla prima occhiata. I giocatori di professione erano quelli che s'avvistavano con sicurezza anche maggiore ed infatti ne ebbi a notare diversi. Vestivano nei modi più bizzarri e differenti, da quello del maquerau patentato, col gilé di velluto, la cravatta a colori fantasia, la catena di rame dorato e i bottoni di filigrana, all'altro, scrupolosamente disadorno, dell'uomo di chiesa che consente di non destare alcun sospetto all'intorno. Avevano tutti, però, la carnagione scura, l'occhio annebbiato e le labbra pallide. E ancora, perché si potessero subito riconoscere, presentavano altre due caratteristiche: vale a dire il tono basso di voce che ostentavano un po' tutti, e la non diffusa abitudine di stendere continuamente il pollice in modo da formare un angolo retto colle altre dita. Eppure in mezzo a questi furfanti, mi accadde di notare che avevano abitudini e inclinazioni del tutto particolari e che nondimeno li dimostravano uscenti dalla medesima risma. A volerli esattamente definire, si potrebbe dire, di essi, che vivono della loro furbizia e vanno divisi parimenti in due categorie; quella dei dilettanti e l'altra dei militanti, la prima delle quali possiede come caratteristica le lunghe zazzere e i sorrisi, mentre l'altra va fiera degli alamari e delle sopracciglia aggrottate.

    E come venni più in basso nella scala sociale, incontrai più sinistri e meditativi soggetti di indagine. Vidi così merciaiuoli ebrei dalle facce che mostravano in ogni lor tratto la più abbietta umiliazione, eccetto che nel brillio degli occhi, simili a quelli dei falchi; sfacciati individui i quali s'erano dati alla mendicità soltanto per entrare in ipocrita e torva concorrenza coi mendicanti reali che soltanto la disperazione aveva ridotti a quell'esercizio, grami, spettrali, malati, sui quali la Morte aveva già posato la sua mano ad abbrancarli, e che si trascinavano stentando tra la calca, fiutando, con supplici sguardi, nei volti del prossimo, una qualche fortuita consolazione, una qualche perduta speranza. E ancora modeste ragazzette che tornavano a casa dal loro lungo e affaticante lavoro senza gioia, e che si ritraevano, più avvilite che sdegnate, alle occhiate di quegli insolenti di cui era impossibile evitare il contatto. E donne pubbliche d'ogni età e grado, da quelle nel pieno fiorire d'una incontestabile bellezza che riportano alla mente la statua, di cui dice Luciano che è foggiata di pario marmo all'esterno ed è sostenuta di dentro dal fango e dalla sozzura, alle altre abbiette e ripugnanti, lebbrose rivestite di cenci, streghe grinzose sovraccariche di belletti e di falsi gioielli, nell'ultimo sforzo di apparir giovani, e ancora alle fanciulle dal corpo ancora acerbo, ma già perfidamente addestrate, da qualche prolungata convivenza, alle orribili civetterie di quel loro commercio e divorate dall'ambizione di eguagliare, nel vizio, le compagne più anziane. E ubriachi, infine, in un numero inusitato, dall'aspetto indescrivibile, barcollanti, taluni, nei loro cenci, mentre procedevano dinoccolati colle facce illividite e gli occhi vitrei dei cadaveri, e propriamente vestiti ma insudiciati tal'altri, e a fatica disinvolti, con le grasse labbra sensuali e le facce ispiranti una rubizza cordialità e altri ancora insaccati in indumenti che erano stati eccellenti in un tempo lontano e che apparivano oggetto, tuttora, d'attente e amorose spazzolature, e che venivano innanzi con andatura più rigida, ovvero più elastica del verosimile, eppure orribilmente pallidi nel volto, con lampi selvaggi negli occhi accesi e persi nella continua ricerca, pur nel loro frettoloso orgasmo, di qualcosa a cui avvinghiarsi colle loro dita tremanti. E pasticcieri e cascherini e carbonai e spazzacamini e suonatori ambulanti d'organino e operai laceri e lavoratori d'ogni specie, esausti dalla loro fatica, chiassosamente affaccendati in un continuo e sregolato andirivieni che offendeva l'occhio per la sua assenza d'armonia.

    E come la notte avanzava, più cresceva in me l'interesse per quello spettacolo. E non soltanto perché la folla mutava, col rarefarsi dei migliori, i suoi tratti più nobili e accentuava, col graduale eruttar delle infamie, i più volgari, ma anche perché la luce dei becchi di gaz, flebile, dapprima, nella sua lotta col giorno che moriva, andava man mano rinfrancandosi e avviluppando gli oggetti col suo spasmodico, abbagliante brillio. Tutto era nero ma tutto, insieme, riluceva, simile a quell'ebano cui fu paragonato lo stile di Tertulliano. I nuovi e strani effetti di quella luce mi inducevano a scrutare le fisionomie dei singoli individui, e nonostante essi passassero rapidamente dinanzi alla vetrina, consentendo appena che io li sbirciassi d'una sola occhiata, pure ritenni per quella mia particolare disposizione dello spirito, di poter leggere, con quell'unica, la storia di lunghi anni.

    Avevo la fronte incollata al vetro e me ne stavo da null'altro occupato che da quella bizzarra rassegna, allorché la fisionomia d'un vecchio di sessantacinque o settant'anni attirò la mia attenzione, per l'assoluta singolarità della sua espressione. Non rammentavo d'aver mai veduto una cosa del genere. Com'ebbi posato lo sguardo su quel volto, il primo pensiero che attraversasse il mio cervello fu che se Retszch lo avesse incontrato, subito ne avrebbe fatto un modello per le sue rappresentazioni pittoriche del demonio. Nell'atto medesimo che io compivo di guardarlo, le più stravaganti immagini di genio e d'avarizia, di cupidigia e di avidità, di malizia, di circospezione, di ferocia, d'orgoglio, di gioia, di panico e infine di intensa e suprema disperazione, mi invasero, in frotta disordinata, la mente, nel mentre ch'io mi sforzavo, invano, di penetrarne il significato. D'un subito mi sentii più che mai sveglio e soggiogato. «Quale furiosa storia non è suggellata in quel petto!», mi dissi. E, compreso d'un desiderio ardente di non perdere di vista quell'uomo e di conoscere sul suo conto qualcosa di più, mi infilai il pastrano in un sol gesto, agguantai il cappello ed il bastone e mi lanciai nella strada, aprendomi a fatica una via nella calca nella stessa direzione in cui quegli sembrava essere scomparso.

    Pervenuto, non senza qualche difficoltà, a ritrovarlo, e raggiunto che l'ebbi, gli tenni dietro, a distanza breve, studioso, nondimeno, com'è naturale, di non risvegliare alcun suo sospetto. Avevo, intanto, l'opportunità d'esaminare la sua persona. Egli era basso di statura e molto magro, come anche allo stremo delle sue forze. Gli abiti erano sudici e a brandelli. Al bagliore dei becchi, sotto ai quali, di tratto in tratto, egli passava, m'avvidi che aveva una camicia e che essa, benché fosse sudicia, era d'un finissimo tessuto, e attraverso una spaccatura della sua giacca attillata - la quale appariva acquistata d'occasione - mi sembrò vedere, se la vista non ebbe a giocarmi, il brillio d'un diamante, ovvero d'un dado. Tutto questo valse ad eccitare vieppiù la mia curiosità ed io decisi di seguire lo sconosciuto per ogni dove, in qualsiasi luogo egli fosse andato. La notte, ormai, era scesa completamente, ed una nebbia umida e densa, la quale, poco dopo, si tramutò in una pioggia sottile, fastidiosa e insistente, avvolse la città in tutta la sua estensione. Quel mutamento delle condizioni atmosferiche sortì un effetto bizzarro sulla folla, la quale, agitandosi tutta con nuovo e unisono movimento, riparo sotto un universo di parapioggia.

    Gli ondulamenti, gli urti, la confusione furono accresciuti le dieci volte tanto. Quanto a me, non mi diedi, per la pioggia, alcun pensiero e per la febbre, anzi, che ancora mi si annidava nel sangue, quella umidità mi comunicava lo squisito piacere del rischio. Portai un fazzoletto alla bocca e tirai innanzi. Il vecchio seguitò a fatica la sua strada, lungo il corso, per tutta una mezz'ora ed io, per evitare di perderlo di vista, camminavo, con lui, di pari passo, gomito a gomito. Ma non volgendo egli giammai il capo a guardare, non s'accorse di me. A un tratto infilò una via trasversale, meno affollata dell'altra dove avevamo camminato fin lì, la quale gli consentì di cambiare il ritmo dell'andatura e di prendere un passo più lento e meno risoluto, che mi parve, a tratti, perfino esitante. Egli attraversava la via, dall'uno all'altro marciapiede, senza che vi fosse, per questo uno scopo apparente, e mi costrinse, così, a ripetere quel suo curioso andirivieni. La via era stretta e molto lunga ed egli impiegò, a percorrerla tutta, press'a poco un'ora, per modo che la folla, infine, s'era ridotta appena a quella che si può vedere solitamente a Broadway verso mezzodì, nelle immediate adiacenze del parco (io faccio un tale rilievo, s'intende, solo per dare a vedere la differenza che passa tra la folla di Londra e quella della più popolosa città d'America). Una seconda svolta lo menò a una piazza piena di luce e di vita: quivi lo sconosciuto riprese il suo contegno di prima, lasciò cadere il mento sul petto, roteò furiose occhiate per tutto all'intorno di sotto alle sopracciglia corrugate e, mirando la gente che l'incrociava, riprese a camminare con una certa fretta e risoluzione.

    Com'ebbe compiuto un intero periplo della piazza, io fui non poco sorpreso nell'accorgermi ch'egli tornava indietro sui suoi passi e la sorpresa crebbe allorché lo vidi ricominciare una seconda volta e quindi una terza, e una quarta e via di seguito. E a un tratto, essendosi voltato improvvisamente, fu a un pelo dall'accorgersi di me che lo seguivo. In quell'esercizio, dunque, egli impiegò un'altra oretta così che, allo scoccare di quella, la folla era divenuta tanto rada da non costituire più un intralcio al cammino. La pioggia cominciò a cadere con rinnovata violenza e, come il freddo morse più intenso, i passanti cominciarono e ritirarsi nelle loro case. Lo sconosciuto, allora, con un gesto come d'impazienza, infilò una nuova traversa quasi affatto deserta. Lungo di essa, vale a dire all'incirca per tutt'intero un quarto di miglio, egli mantenne un passo tale che io a stento potevo tenergli dietro, tale che, per un uomo della sua apparente età, poteva sembrare incredibile. In pochi minuti egli arrivò così in un vasto e tumultuante mercato che pareva essergli più che familiare, e ancora una volta riprese il suo andirivieni senza motivo, in mezzo alla folla dei venditori e degli acquirenti. Per tutt'intera l'ora e mezza che egli vi si trattenne, fui costretto a usare una accorta prudenza per non perderlo di vista e nello stesso tempo non attrarre la sua attenzione.

    Avevo, per fortuna, un paio di soprascarpe di caucciù e grazie ad esse, nel mentre che camminavo, non producevo alcun rumore, così che egli non poté avere alcun sospetto che io lo stavo spiando. Visitò tutte le botteghe, una dopo l'altra, e nondimeno non contrattò nulla, né pronunziò alcuna parola, ma solo buttò sulla merce uno sguardo smarrito e assente. Per modo che io, al colmo della meraviglia per quella sua condotta, mi Incaponii maggiormente a non abbandonarlo, innanzi che non avessi, in qualche modo, soddisfatta la curiosità che egli mi ispirava. Un rimbombante orologio batté in quel punto gli undici tocchi, e la gente sfollò in fretta. Un bottegaio, nel mentre che applicava la sua saracinesca, picchiò il vecchio con una gomitata e questi apparve, d'un subito, squassato da un violento tremore per tutta la persona. Si buttò a precipizio nella via, dopo aver guatato attorno in ansia e poi si mise a correre per un labirinto di straduzze deserte fintanto che non ebbe di nuovo raggiunta la grande arteria da cui eravamo partiti e cioè la via dove s'apriva il caffè D.

    L'aspetto di questa era, a quell'ora, del tutto mutato. Fulgeva, ancora, di tutti i suoi becchi, ma per la pioggia ostinata e fitta non vi passava quasi più nessuno.  LVidi lo sconosciuto sbiancarsi man mano. Mosse, palesemente irritato, qualche passo e poi ripiegò nella direzione del fiume, attraversando un nuovo labirinto di vicoli, fintanto che giunse in vista d'uno dei maggiori teatri della città, nel mentre che la folla, a spettacolo finito, si riversava, da tutte le porte spalancate, nella strada. Il vecchio, allora, aperse la bocca come per emettere un gran respiro che avesse covato, e lo vidi buttarsi a capofitto frammezzo alla folla. L'espressione di profonda angoscia, di cui portava i segni sul viso, parve distendersi; reclinò nuovamente il capo sul petto e nuovamente apparve quale lo avevo visto nel primo istante. Osservai ch'egli s'era incamminato seguendo la strada più affollata e, nondimeno, il suo comportamento rimaneva del tutto incomprensibile. Ma poiché il gruppo dietro al quale egli sembrava essersi messo, si diradava man mano, m'accorgevo che il poveretto era riacciuffato dalla sua inquietudine di prima.

     Si trascinò ancora qualche tempo dietro un ultimo relitto di folla, una dozzina appena di schiamazzatori, ma come costoro, separandosi un po' alla volta, rimasero, allo svolto d'un vicolo oscuro, soltanto in tre, lo sconosciuto si fermò, e rimase un attimo sopra pensiero. Preda, poi, d'una straordinaria agitazione, egli infilò, a rapidi passi, una via che ci menò a una delle estreme propaggini della città, in luoghi del tutto differenti da quelli che avevamo attraversati fino allora, in un quartiere dei bassifondi londinesi, dove ogni oggetto portava il marchio della più miserabile abiezione e del vizio più disperato. Alla torbida luce dei becchi di gaz, intravvidi alti e vecchi caseggiati di legno rosicchiati dai tarli e raggruppati tra loro in un modo così sregolato e capriccioso che sembrava non esistesse alcun andito per potervi passare frammezzo. Il rigoglioso crescere delle erbacce aveva svelti, qua e là, i ciottoli del selciato ed immondizie imputridite stagnavano nelle cunette: l'atmosfera intorno era pregna di desolazione. Ma nel mentre che noi procedevamo, il rumore della vita ci veniva incontro, man mano, sempre più distinto e, a un tratto, vedemmo, nell'oscurità, scomposte torme di gente che s'agitava: erano le più abbandonate canaglie della plebaglia londinese. Il vecchio parve allora rianimarsi di nuovo e palpitare d'un guizzo di vita simile a quello che manda una lampada che sia presso a estinguersi, e ancora una volta riprese a camminare con una certa risoluzione e speditezza.

    A una svolta, un bagliore fiammeggiò dinanzi ai nostri sguardi. E difatto noi eravamo sulla soglia di uno dei più maestosi templi che i sobborghi abbiano eretti, in nome dell'intemperanza, al dèmone Gin. Era l'alba, ormai, e una folla di ubriachi si stipava ancora di fronte al pomposo accesso. Il vecchio trattenne a metà un grido di gioia selvaggia e di nuovo si buttò in mezzo alla calca, e di nuovo riprese il suo primitivo atteggiamento nel mentre che misurava in lungo e in largo, senza alcuno scopo plausibile, l'ingresso del locale. Egli non era occupato da gran tempo, in quell'esercizio dell'andare e venire, allorché un fiotto di gente che si precipitò dall'interno, verso le porte, fece capire che era giunto il momento di chiudere. Ciò ch'io potei leggere allora, nel volto dell'individuo sul quale la mia curiosità si stava esercitando con tanto accanimento, era qualcosa che passava, per l'intensità, la rappresentazione di un'anima disperata.

    Ed egli, tuttavia non si diede per vinto, e in un novello e pazzo impulso ritornò sui suoi passi verso il cuore possente di Londra. Corse per lungo tempo e con grande velocità ed io non smettevo di tenergli dietro, portato quasi dalla mia stessa meraviglia, deciso fino in fondo a non desistere da quella indagine che avevi assorbito tutt'intere le mie facoltà. Correvamo ancora quando sorse il sole e quando raggiungemmo ancora una volta il centro della città popolosa, e cioè a dire la via del caffè D., noi vi ritrovammo, nuovamente desti, il movimento e l'attività della calca che lo avevano caratterizzato il giorno innanzi. E in quel tumulto che s'accresceva ad ogni istante, io continuai vieppiù l'inseguimento dello sconosciuto. Ed egli, come la notte precedente, non faceva che andare e venire, né, per tutt'intera quella giornata, ebbe benché minimamente ad allontanarsi dal vortice spietato di quella via.

    Annientato dalla fatica com'ero, al cader della seconda sera, affrontai risolutamente lo sconosciuto e lo fissai negli occhi. Ma egli fece la vista di non accorgersene. E riprese, d'un subito, la sua solenne andatura, mentre io rimanevo immobile a riguardarlo, e a seguirlo non mi bastava più l'animo. «Questo vecchio», dissi allora a me stesso, « è il genio caratteristico del delitto più efferato. Egli non vuole rimanere solo. È l'uomo della folla. Sarebbe vano che lo continuassi a seguirlo, giacché non riuscirei a sapere di lui e delle sue azioni nulla più di quanto egli già non mi abbia fatto sapere.

    Philadelphia, 1840

    E. A. Poe

    June 24

    Ultimo canto di Saffo

    Giacomo Leopardi 

     

    Questa è la poesia che mi segue da una vita, quando ricordo il mio passato e quando guardo al futuro, non riuscirei a dirlo con parole migliori quindi lascio fare a quello che, per me, sarebbe stato un grande amico, a lui che avrebbe compreso in pieno ciò che si sente quando si è condannati al nihil senza poter porre rimedio. Questa poesia è, penso, la migliore mai scritta sull'argomento, rispecchia alla perfezione ciò che sento quando ascolto certi discorsi e, da un paio di giorni, quello che sento quando mi sveglio e quando mi addormento. Ma adesso lascio parlare la leggenda al mio posto, mentre mi inginocchio umilmente dinnanzi al genio di Giacomo Leopardi, ringraziandolo infinitamente per il suo lascito.

     

     

    Placida notte, e verecondo raggio
    Della cadente luna; e tu che spunti
    Fra la tacita selva in su la rupe,
    Nunzio del giorno; oh dilettose e care
    Mentre ignote mi fur l'erinni e il fato,
    Sembianze agli occhi miei; già non arride
    Spettacol molle ai disperati affetti.

    Noi l'insueto allor gaudio ravviva
    Quando per l'etra liquido si volve
    E per li campi trepidanti il flutto
    Polveroso de' Noti, e quando il carro,
    Grave carro di Giove a noi sul capo,
    Tonando, il tenebroso aere divide.

    Noi per le balze e le profonde valli
    Natar giova tra' nembi, e noi la vasta
    Fuga de' greggi sbigottiti, o d'alto
    Fiume alla dubbia sponda
    Il suono e la vittrice ira dell'onda.

    Bello il tuo manto, o divo cielo, e bella
    Sei tu, rorida terra. Ahi di cotesta
    Infinita beltà parte nessuna
    Alla misera Saffo i numi e l'empia
    Sorte non fenno. A' tuoi superbi regni
    Vile, o natura, e grave ospite addetta,
    E dispregiata amante, alle vezzose
    Tue forme il core e le pupille invano
    Supplichevole intendo. A me non ride
    L'aprico margo, e dall'eterea porta
    Il mattutino albor; me non il canto
    De' colorati augelli, e non de' faggi
    Il murmure saluta: e dove all'ombra
    Degl'inchinati salici dispiega
    Candido rivo il puro seno, al mio
    Lubrico piè le flessuose linfe
    Disdegnando sottragge,
    E preme in fuga l'odorate spiagge.

    Qual fallo mai, qual sì nefando eccesso
    Macchiommi anzi il natale, onde sì torvo
    Il ciel mi fosse e di fortuna il volto?
    In che peccai bambina, allor che ignara
    Di misfatto è la vita, onde poi scemo
    Di giovanezza, e disfiorato, al fuso
    Dell'indomita Parca si volvesse
    Il ferrigno mio stame? Incaute voci
    Spande il tuo labbro: i destinati eventi
    Move arcano consiglio. Arcano è tutto,
    Fuor che il nostro dolor. Negletta prole
    Nascemmo al pianto, e la ragione in grembo
    De' celesti si posa. Oh cure, oh speme
    De' più verd'anni! Alle sembianze il Padre,
    Alle amene sembianze eterno regno
    Diè nelle genti; e per virili imprese,
    Per dotta lira o canto,
    Virtù non luce in disadorno ammanto.

    Morremo. Il velo indegno a terra sparto
    Rifuggirà l'ignudo animo a Dite,
    E il crudo fallo emenderà del cieco
    Dispensator de' casi. E tu cui lungo
    Amore indarno, e lunga fede, e vano
    D'implacato desio furor mi strinse,
    Vivi felice, se felice in terra
    Visse nato mortal. Me non asperse
    Del soave licor del doglio avaro
    Giove, poi che perir gl'inganni e il sogno
    Della mia fanciullezza. Ogni più lieto
    Giorno di nostra età primo s'invola.

    Sottentra il morbo, e la vecchiezza, e l'ombra
    Della gelida morte. Ecco di tante
    Sperate palme e dilettosi errori,
    Il Tartaro m'avanza; e il prode ingegno
    Han la tenaria Diva,
    E l'atra notte, e la silente riva.

     

    Placida notte...

    June 23

    Momenti...

    invisibile
     
    Provo a difendermi
    Difendermi da me
    Senza nascondermi
    Difendermi da me
    Non so se riusciro ma sono tutto quel che ho...

    Provo a difendermi
    Ma il vento e troppo forte
    Provo a difendermi
    Rinforzo le mie porte
    Al coperto e tra le mura
    Preparo un'altra serratura

    Difendermi...
    Difendermi...

    Provo a difendermi
    Difendermi da solo
    Io non possiedo armi
    Pero in compenso volo
    Un'ultima stazione
    E la tua benedizione...

    Io volo sopra I campanili e sopra le citta
    Invento nuove forme in cielo
    E all'improvviso contro il sole io andro
    Piano...piano...piano
    Io scomparirò
    Davvero

    Provo a difendermi
    Difendermi da chi
    Inutile suonare
    Non abito piu qui
    Nessun indizio...
    Niente
    Sto diventando trasparente

    Difendermi...
    Difendermi...

    Io volo sopra I campi in fiore e sopra le citta
    Invento nuove forme in cielo
    E all'improvviso contro il sole io andro
    Piano...piano...piano
    Io scomparirò
    Davvero
     
    (Negrita, Provo a Difendermi)
    June 07

    Rimedio futuro...

    Prometto che, semmai dovessi avere un figlio, non farò lo stesso errore di mio padre. Compiuti 12 anni lo porto a puttane. E se gli piace ce lo porto di nuovo quante volte vuole.
    March 08

    Auguri Alle Femmine

    Chi sia una donna oggi non festeggia. Per ua donna questa giornata è un lutto, ma non per la farsa della fabbrica cotton -che è solo un surrogato giornalistico, è un falso creato dai media- e nemmeno per la storia della fabbrica triangle -nella quale comunque morirono persone di entrambi i sessi a maggioranza femminile (e fu il 25 marzo tra l'altro)- piuttosto perchè una donna che sia degna di questo nome, pensarebbe che non è stata lei a morire là dentro, e benchè sia un fatto storico da non sottovalutare, le persone morte là dentro oggi, sì, vorrebbero che le femminucce di oggi andassero a vedere spogliarellisti ecc... ecc...
    Ma che nausea sentire la solita storia: fate ciò che volete,tutti lo fanno. Beh, perlomeno un modo per distinguere una femmina da una donna adesso ce l'abbiamo.
    Una donna non vorrebbe gli auguri, una femmina sì. Evviva la festa delle femmine. E non venite a dirmi che le donne sono sempre state sottomesse, che Giovanna D'Arco se n'è sbattuta ed ha guidato i francesi fino in Inghilterra. E quelli erano tempi ancor più difficile per una donna per emergere. Lei era una donna, non voi. Chiunque stasera festeggi è la parodia della donna di oggi. Niente di più. Se volete festeggiare andate a New York a piangere su quelle tombe e vergognatevi a strumentalizzare dei lutti solo per queste cretinate!
    Fanculo sceme, e grazie alle donne di oggi, le vere donne, che se dai loro gli auguri ti mandano a fanculo, forse c'è qualcuna con la quale vale la pena scambiare ancora qualche chiacchiera...
     
    P.S. Tra le donne da ringraziare cito con orgoglio mia sorella, che oggi, dopo che il ragazzo ha detto di avere un regalo per lei, lei ha risposto "se coincide con la festa delle donne dammelo domani perchè me lo vuoi dare, altrimenti oggi non lo accetto, non me ne frega niente di questa festa". Grazie di essere mia sorella
    February 26

    Adesso lo sai

    Ma entrando là, io sono stato assuefatto...
     
    Tu sei. Non un'altra. Immaginerai forse la situazione: mai riuscirei a dirtelo visto quanto sono coinvolto, è difficile e ti assicuro non esiste altro: ciò che voglio.
     
    Pur volendo, se si potesse tu non rimpiangeresti, quando lo colmi quel vuoto -se imaginassi fosse impossibile da arginare- ma non saresti del tutto imperdonabile, perchè magari riusciresti laddove altri non riescono: so che sei a un passo dal vederlo, ad un passo dal capirlo
     
    Ed ecco, anche trattenendo tutto, se fosse stato possibile... Tu lo leggi adesso, non lo sai ma sono certo: se capissi non sarà stato invano, beh forse non otterrei niente, ma perlomeno avrei parlato, e rusciresti a sapere cosa ho dentro, nè ora nè mai lo saprà anima viva, saremmo insieme a saperlo e a capire cosa nascondo quì con queste parole, così potrei anche ripeterlo all'infinito...
    February 17

    La mia bellissima vita

                                                                                                        finalflash
     
    A mio padre, quello che adora mia sorella, pieno di sè, delle sue virtù, della sua divisa, della sua piccola autorità;
     
    a mia sorella, la cui vita è un continuamente basata sulla vanità e sull'ipocrisia;
     
    a mia madre, una particella neutra, di massa, in questo atomo marcio che è la mia famiglia;
     
    a poker, il mio pappagallo, che quando arriva la sera mi vola sulla spalla e mi spacca regolarmente l'orecchio con il becco;
     
    ai mei studi, che mi hanno frustrato, isolato, e reso uno quasi uno zimbello;
     
    al nautico, scuola del cazzo basata sull'unica legge dell'idiozia;
     
    ai moralisti, gentaglia dalla vita misera e dalla retorica spaccapalle;
     
    all'Italia intera;
     
    alle persone più sfortunate di me, che basta vederle perchè debbano farmi ricordare quanto cazzo devo essere fortunato ogni giorno, ma porcaputtana di eva mica hanno idea di che significa essere in grado di poter fare qualunque cosa ed esserne comunque limitati costantemente dallo schifo di mondo attorno e non da sè stessi, loro sono più sfortunati, ma mutilati lo siamo entrambi: a che serve dire quello è più sfortunato di me perchè non ha le gambe quando mi viene imposto di non poterle adoperare, quando ho delle capacità -e il tempo passa, passa, passa, fino a che un giorno non avrò più voglia di far niente- però, pur essendo alla pari, loro devono ricordarmi quanto sono fortunato;
     
    a tutte le ragazze con cui sono stato insieme, che insieme formano un blocco unico, una colonna nella quale riponevo le mie speranze e si è schiantata al suolo andando in mille pezzi;
     
    a chiunque abbia contribuito a fare di me ciò che sono adesso;
     
    soprattutto e principalmente a me stesso, perchè non sono nella situazione -più che altro economica- di far qualcosa per cambiare tutto questo e andarmene da quì
     
                                                                                                             VAFFANCULO!
    February 09

    Pensiero politico -se così si può chiamare...

    Ogni giorno, sempre, si può accendere il telegiornale e sentir parlare di un argomento noto, molto noto, troppo noto, chiamato politica.
    Ogni anima che sia sana, che abbia vigore, che non sia incastrata nelle trappole di parole di giornalisti, telegiornali, stampa, è un'anima libera da quello che può esser chiamato partigianismo. Questa atroce macchina divora senza pietà la concetrazione del singolo individuo, intrappolando il pensiero di ognuno in una ragnatela incredibilmente sottile, nella quale ogni singolo movimento può scheggiare, tagliare, mutilare la libertà di pensiero. Il pensiero politico, dal momento in cui nasce, è sempre prigionero di sè stesso. Esso è soggetto a norme, a debolezze che non si riscontrano in altri pensieri -eccetto nei deboli pensieri ovviamente, ma quelli per l'appunto sono deboli- ed è così ampiamente stratificato da non consentire di vedere cosa sia in realtà.
    Il pensiero politico deve avere sempre un luogo, avere come obiettivo la tutela pubblica o privata, e non si schioda da due fondamentali direzioni: sinistra - destra. Quest'ultima sembra più una marcia militare che un pensiero. E si da il caso che da queste due posizioni parte per poi raggiungere il meraviglioso mondo dell'ideale, quel quantum di frustrazioni dalle quali si ricava l'antimateria della vita.
    Il pensiero, quello vero, quello della posizione privilegiata, dell'elitario, che non sono quelle poche e stupide masse informi che dicono "noi siamo la sweet-life" facendo capire di essere degli ignoranti in materia di dolce vita e di vita -loro sono la dolce vita, altrimenti la vita è tutt'altro che dolce- quando invece basta guardare il Gran Sasso per capire quanta miseria si può trovare all'interno delle persone, perchè la vita è fantastica, ma il gregge, il vulgus poi è la rovina di tutto. La politica è una creazione umana che ha un errore all'interno del proprio statuto. Essa si fonda sul modo migliore di vivere e gestire delle persone. Ma queste persone che decidono ne gestiscono altre i cui comportamenti ed atteggiamenti sono decisi. Ed allora nasce il potere. La legge. E di quì anche la sottomissione. Quel chiacchierio informe che ovunque, in Itaia si ascolta quando si esce, quando le persone dicono "ti devi incazzare se i politici sono così" e compagnia bella, sono tutti rimediucci popolari. Andatevene cazzo, cosa minchia vivi a fare per lamentarti?? Cosa diamine è diventata la vita, un vedere continuamente cosa dovrebbe andare quando non vii và?? Quattro anni fa una ragazza mi dava del filo da torcere e la mia situazione quì diventò delle peggiori. Io non sono rimasto a lamentarmi, io non sono rimasto fermo a farmi massacrare, io ho preso e sono andato a riprendermi la vita, a Bologna, con Carlo e Davide -ai quali non sarò mai riconoscente quanto meritano di avermi tolto un così gran peso dalle spalle- che mi hanno fatto da guida. L'anonimato mi dava un piacere immenso, perchè mi dava modo di emergere di nuovo. Una qualsiasi altra anima si sarebbe rinchiusa in casa a sottoporsi al trattamento marjiuana, al chiacchierio insensato ed infantile del bambino che vuole dolci e non sa come fare perchè solo la mamma glieli può dare.
    Quella di cui parlo non è fuga, è un ricongiungersi con un clima più adatto a sè stessi, soprattutto a livello meteorologico alla buona maniera di Montesquieu, e andare a ricercare il luogo per cui siamo più adatti, riusciamo a potenziare maggiormente noi stessi. Come farlo in una società del ressentiment come l'Italia, la cui massima opera è parlare alle spalle di quello cattivo?
    Be vi sta, essere Italiani è una scelta, ed uno stato senza popolo non ha più potere. Io scelgo, sono io a volere a quali leggi sottostare, voi fate quello che vi pare ma basta essere così dannatamente ammorbanti. Siete malati. Non c'è termine migliore per definirvi. MALATI!
    Siamo membri dell'unione europea e in questa unione ci sono stati migliori, cosa cazzo rimanete a fare in Italia se poi ve ne dovete lamentare? Cosa cazzo rimanete a fare, per farvi massacrare? Fino a che nessuno se ne andrà -perchè per operare uno stato ha bisogno di tre cose: un'autorità che espleti il potere, un luogo nel quale espletarlo ed un popolo che riceva questo trattamento- l'unica cosa che viene dimostrata è "ci piace rimanere quì a parlare, ad essere inconcludenti, a volere tutto ciò che ci capita" e sì che si meritano tutto quello che non va bene. Per quanto mi riguarda quì è diventato un paese invivibile, ma mi limito a prenderne atto e a preparare le valigie. L'europa del nord è sempre stata il mio sogno. Tra un anno, al massimo due, l'Italia ed l suo popolo di logofilici -perchè ad un certo punto certe persone sembra provino piacere sessuale nel parlare a vuoto vittimizzandosi- me lilascerò alle spalle, e lascerò che tutti voi che parlate a vanvera, tra quelli che lo fanno e che leggeranno il mio intervento, vi scanniate tra di voi per un tozzo di pane quando invece quelli che avete scelto per governarvi vi hanno già preso tutto. E questo sarà uno dei motivi per cui, quando vedrò i fiordi norvegesi, o i laghi finlandesi, o respirerò aria di tranquillità e penserò che la vita è davvero bella, magari con la mia donna a fianco, immaginerò per un momento, come quando si inciampa nella fanghiglia, con un sorriso di scherno voi in un mare di guai che parlate e parlate e parlate e parlate...
    January 08

    Perchè ringraziare chi ti dice che stai fuori di testa

    Questa che sto per darvi è l'ennesima prova del fatto che molte persone non pesano le parole quando parlano, abituandoci così a non avere la minima consapevolezza di cosa si dica quando si apre bocca. La cosa è un fenomeno talmente comune che le persone non ci fanno più caso, ma ora ve ne d una piccola dimostrazione, con la relativa controparte
     
    Molte persone mi hanno detto e ripetuto "stai fuori di testa" a causa di miei atteggiamenti e pensieri. Quando una persona dice ad un'altra "stai fuori" in tono derisorio o si sprezzo, anche amichevole, spesso sottinitende il fatto di "stare dentro", un pò come una persona normale tende ad eticchettare un'altra per degli atteggiamenti fuori da quella che è possibile definire la "norma statistica" (parametro di giudizio attraverso il quale vengono giudicate persone che non vengono ritenute dalla collettività nella norma), la norma collettiva.
    Ora, quando una persona dice "stai fuori di testa" in questo senso -e non è usata in altri termini questa formula-, sottovaluta in fatto che "stare dentro" provoca -oltre la chiusura all'esterno- anche uno strano processo per cui viene da pensare che quella persona abbia alll'interno della sua testa tutto il corpo, comprese le parti genitali, piedi, tanto che non c'è molto più spazio per il cervello. Adesso è fin troppo facile adesso capire con quale parte corporea giudica chi dice "stai fuori", ma quando la prossima volta lo diranno, noi saremo più che felici a sentircelo dire!
     
    Esemplare di persona che non sta fuori di testa
    January 03

    A voi due...

    Questo dovrebbe essere un intervento più lungo, ma non posso perchè altrimenti mi ci sentirei così infinitamente minuscolo che mi verrebbe voglia di chiudere tutto ed espatriare per ricominciare tutto da zero. Purtroppo è una cosa che mi è capitata, non volevo ma più vedevo quello che mi stava davanti e più sapevo che quando sarei andato a letto mi sarei piegato per arrivare a mozzicarmi i gomiti. Mammamia, sono stato così male, ma al contempo felice perchè ve lo meritate, che non sapevo nemmeno se piangere o sorridere o fare tutte e due le cose contemporaneamente, o magari nessuna delle due ingoiando tutto mentre mi rigiravo senza riuscire a prendere sonno. MAgari nemmeno riuscirò nell'intanto di riuscire a dirlo con molta chiarezza, ma ci proverò.
     
    Ieri sera vi ho visti, eravate al tavolo in mezzo a tutti, eravate gli unici che si distinguevano come se un'aurea angelica vi stesse attorno a proteggere una segreta comunione che solo voi siete in grado di capire, eravate gli unici che davvero mi hanno dato da pensare.
    Sedevate vicini incuranti di chi vi stesse intorno, eravate due complici, due partners che si sostengono a vicenda e che dirigono insieme il gioco da dietro le quinte... Porcaputtana, quando lui mi è venuto a salutare sembrava che camminasse a due metri da terra, aveva un sorriso che gli arrivava da orecchio ad orecchio, e mi parlava come se fosse la persona più fortunata della terra. Abbiamo parlato a lungo, senza che lui si scocciasse, glo ho raccontato alcune cose e lui sembrava interessarsi anche se la cosa po e niente lo riguardava, come quando si ama e non si disprezza nulla perchè tutto è degno di nota. Questo è l'influsso tuo, lo sai, sei tu ad avergli dato, oltre a quel suo consueto e bellissimo sorriso, una felicità che va oltre l'immaginabile. Poi sei arrivata anche tu, come se non riuscissi a stargli lontana più di tanto, si vedeva.Anche a te ho paralto delle stesse cose e tu ti sei interessata, hai partecipato dicendomi cose che ignoravo, come lui, di qualcosa di cui poco e nulla ti interessava ne hai fatto un argomento di grande interesse. Il fatto è che voi davvero riuscite ad amarvi ad un livello più profondo del normale. Non immaginerete mai quanto sono stato bene con voi, anche se per poco.
     
    Avrei voluto dirvelo, ma mi mi sentivo troppo piccolo ed ero troppo preso dal mio discorso e dalla contentezza di avervi rivisti di nuovo lì, insieme, di stare ad ascoltare ciò che dicevate sul vostro futuro, sul vostro presente, sulle ambizioni che avete. E poi non è bello dirlo, insomma, non voglio far male a chi mi sta vicino, ma guardate, io non ho mai provato una cosa simile per nessun'altra coppia, è stata la prima volta, ed ho sentito lo stomaco stringersi fino al petto, come se avesi ingoiato dell'acido, ed avuto la sensazione di aver visuto il mio tempo inutilmente. Per me siete i migliori. Non riuscirò mai nemmeno a sognarmela una cosa del genere con alta probabilità. Ma non perchè non voglia.
    Tommaso, Priscilla, vi invidio entrambi. Avete una relazione che mette i brividi a tutte quelle delle persone che conosco. Anche alla mia.
    Complimenti...
     
    Priscilla e Tommaso
    December 23

    In Extremis

    E rieccoci quì affacciati alla finestra!.
    Maledizione, quanto tempo abiamo sprecato quà? A far che poi?
    Bah...
    Patetico.
    Sì, molto patetico, ma inevitabile.
    Perdenti è la parola più efficace per descriverci.
    Però, quanta è la voglia di potenza, voglia di potere! Ma potere reale! Altro che potere politico, chi anela a quello è nemico di sè stesso. Il potere a cui mi riferisco è quello di sè stessi, tutti perdiamo, tutti vinciamo ogni tanto, ma questo non è un dannatissimo gioco! Questa è a vita, e una volta sola si preme il pulsante play per poi premere stop una sola volta, e per sempre. Non starò quì a vittimizzarmi, nè a far apparire come vittime le persone come me se ce ne sono, non servirebbe a nulla. Tantomeno voglio che qualcuno capisca il senso di ciò che sto scrivendo, perchè forse non ha nemmeno molto senso scriverlo, però una volta voglio farlo, mi assumo anche la responsabilità di essere considerato come pare e piace a voi, il rischio è vita in fondo. Ma non è che la cosa cambia, anzi, ormai è tutto finito. Non si avrà mai la possibilità di riprendersi niente. Sì, perchè il tempo passato affacciati a quella stramaledettissima finestra è andato.
    Sono dodici anni, dodici cazzo di anni che guardo oltre la finestra di quello che una volta era l'ingresso della mia casa, ora è la mia cameretta. Ora sono riuscito a spuntarla, sono riuscito a "vivere" come desideravo, sono riuscito ad avere indipendenza, autonomia, vivo altrove, e questi tre mesi passati a Roma sono stati belli, sì. Mi sono gestito, ho visto nuove cose, sono andato in giro, ma sinceramente non ho mai desiderato tanto la morte, perchè quel tempo passato a desiderare di essere padrone di me -senza dover vergognarmi di quello che sono, della moralità attorno, di stare attento e pesare ogni cosa dicessi perchè poteva essere sbagliata, di dover muovermi su terreni che nemmeno io capivo, sentieri segnati il peggio possibile da tutto un contesto sociale che non ha niente se non dell'assurdo- è rimasto lì, come un imponente accumulo di potenza sacrificato al nulla.
    Ma non è molto il contesto sociale, quanto il fatto di sentirsi un'oasi di errore in un deserto di fatalità -come direbbe il grande Poe- perchè sono nato da una parte anzichè in un'altra? Ora mi ritrovo a non capire nemmeno come si vive, so solo cosa sia lo studio, uscire con amici o con la ragazza, ma non mi ritrovo iniziative di sorta, più niente, zero, risolvo i miei desideri tramite pensieri che nessuno conoscerà mai. E non è tutto, sono talmente a disagio che forse penso sarebbe meglio se tornassi dov'ero a immaginare la vita come sarebbe stata, forse non saprò mia cosa sia la vita e non mi è dato di saperlo. L'unica cosa con la quale l'ho esplorata è stata l'immaginazione, seguita dalla musica, per anni ho avuto attaccati alle orecchie auricolari infatti, ma niente di più. Rimanere solo forse è una soluzione, l'unica migliore che mi si sta presentando dinnanzi.
    Sinceramente tutto questo è così triste che un pò mi vergogno anche a scriverlo, ma diosanto, se a qualcuno è successa la stessa cosa sarebbe bello saperlo, non per un mio gusto di sadismo, ma per sapere come si fa ad andare avanti. Per ora mi chiudo quì in camera a sentire un altro pò di musica, tra qualche ora tornerò a Ortona, nella mia camera con la mia finestra. Niente di più.
    Tutto finisce così, come se niente fosse stato, e come se niente sarà mai.
    December 13

    I Trionfi Dialettici

    Abelardo ed Eloisa

     
     
     
    Com'è noto, sono un grandissimo rompicoglioni. Ovviamente studiando filosofia si inizia a voler esercitare la retorica e l'argomentazione, e quindi si iniziano a mietere vittime dialiettiche, le quali vanno su tutte le furie quando si mettono sottosopra le loro argomentazioni e le loro convizioni.
    Io lo sto facendo da una vita.Spesso questo mio hobby mi ha portato ad avere problemi anche nella famiglia e con persone che conosco più o meno bene, ma per me è soltanto un semplice allenamento.
    Questa è l'ennesima persona che ho fatto incazzare semplicemente parlandogli. Lo si può trovare su badoo soto il nome di ENIGMA, è un uomo di 27 anni di Cariati, questa è la sua foto. Se avete voglia leggetelo e poi contattatelo pure per scambiarci quattro chiacchiere...
    Buon divertimento!
     
     
                                                 

    Il mio bottino di guerra: ENIGMA

     
     
     
    Lordtenebrarum — domenica, 09 dicembre 2007 11:00
    Quando ho visto il tuo profilo ho ringraziato iddio!!
    Non tanto perchè mi collocasse in una dimensione simile alla tua, ma perchè a quanto pare c'è un avversario temibile per l'intelligenza, e penso che tu sia la reincarni alla perfezione questo tipo di avversario. Non è tanto il fatto che tu dorma tutto il giorno e che tu abbia uno pseudomaster in nonsocosologia -perchè tesoro mio se hai un master io sono candidato al Nobel- o che tu desideri CAPIRE -che ti sia mai successo nella tua vita?- o quant'altro, e lasciamo perdere cheguevara (quella poi è una dimostrazione alquanto palese degli stereotipi che ti hanno mangiato gran parte del snc) o lasciamo perdere che sei un fumatore incallito nonostante tu sia cristiano (io sono agnostico ma a quanto pare nel cristianesimo la vita è sacra, bel modo di dimostrare la tua devozione!) solo per il fatto che comunque vuoi un quadro del sole nella stanza -ommioddio che cosa patetica!- penso che forse cè una certa soluzione in tutto questo triste teatrino che è la tua vita, e penso che tu debba continuare a fumare come fai per risolvere tutto, così è giusto che sia.
    Scusa per la sincerità, ma sono un animalista, e odio chi è come te. Non mi esprimo, ma sono contento che la mattina ti svegli e non riesci a respirare per le sigarette.
    In fondo, ho solo fatto un breve excursus sulla tua vita, non prendertela più di tanto. Anzi ti invidio per il fatto che sei miracolosamente immune ai travagli dell'intelligenza. Di persone come te ne è piena la terra. Se tutte seguissero il tuo esempio e fumassero sarebbe tutto più bello però.
    Ciao, e buona giornata. Senza rancore eh!
     
    ENIGMA — lunedì, 10 dicembre 2007 12:12
    NON TI SEGUO PER NIENTE MI VIENI A FARE IL MORALISTA E POI NEL TUO PROFILO SCRIVI: BAMBINI NN NE VOGLIO,HO VISSUTO UN ESPERIENZA PARANORMALE SU UN ASTRONAVE ALIENA ........., MA BEATO CHI TI CAPISCE A E POI MI SCRIVI CHE AMI GLI ANIMALI MENTRE NELLE TUE FOTO TI FAI IL FIGHETTO CON UN UCCELLO CHE AVREBBE BISOGNO DI STARE IN ALTRI LUOGI.......ANCORA UN ALTRA COSA TI SEI PREOCCUPATO X LA PORCHETTA QUANDO IL TUO PIATTO PREFERITO E LA CARBONARE : INGREDIENTI, UOVA PARMIGGIANO PEPE NERO PANCETTA(DI MAIALE) SONO CUOCO........IL MIO PARERE SUL TUO ATTACCO : CONFUSO E INSICURO DI CIO' CHE DICI.... IO NON FINISCO UN BEL DISCORSO COME IL TUO DICENDO "SENZA RANCORE" X QUANDO RIGUARDA IL CHEGUEVARA BE CHE DIRE SONO NATO COMUNISTA E COSI MORIRO'....... X LE FOTO DI BIN LADEN LO PREFERISCO PIU DEL PRESIDENTE DELL'AMERICA.....CORDIALI SALUTI FATTI SENTIRE QUANTO AVRAI LE IDEE UN PO' PIU' CHIARE.............................
     
    Lordtenebrarum — lunedì, 10 dicembre 2007 04:15
    Il moralista? Io sono un immoralista, piuttosto sono i benpensanti borghesucci come te ad essere i moralisti del nostro tempo. Io non bambini non ne voglio perchè non penso sia giusto mettere al mondo un figlio in un mondo come questo, e più parlo con persone come te più lo penso.
    Per l'astronave aliena non mi aspettavo che tu lo capissi, era un discorso profondo in effetti sul quale ribattere, anche a livello morale...

    Non faccio il "fighetto" con un uccello che avrebbe bisogno di stare in altri luoghi, purtroppo quando un pappagallo viene allevato dall'uomo se poi viene lasciato in libertà muore, ed io non me la sentivo di lasciarlo in mani sbagliate, ma non mi aspetto che tu lo capisca, visto e considerato che gli animali ti limiti a squartarli.

    Il mio piatto preferito è DOVUTO DIVENTARE la carbonara, sono finito all'ospedale purtroppo per carenza di ferro e proteine circa otto anni fà a forza di non mangiare carne, quindi non ho potuto non farlo più per sopravvivere. Però per almeno dieci anni non ho mangiato nulla che fosse carne, sei cuoco ma non sei medico.

    Se fossi stato insicuro di ciò che dico avrei impiegato un pajo d'ore a scrivere, invece a quanto pare in mezzo minuto ho finito tutto.

    "Sono nato comunista e così morirò" ma sai cos'è il comunismo?
    Le foto di Bin Laden non le ho nemmeno commentate, figurati.
    La politica si basa sulla fede. Destra o sinistra sono entrambe sbagliate ed entrambe esatte. Mi limito a non essere affatto impegnato a livello politico, in entrambi i casi sbaglierei: perchè dover prendere un'ideologia a caso e buttarla là solo per far valere un'idea che mi è stata trapiantata? Ho imparato a pensare per mio conto, purtroppo. Quindi presidente o Bin Laden me ne sbatto altamente, semplicemente penso sia molto triste per qualcuno che ci crede davvero notare che il comunismo sia diventato una tendenza più commerciale che ideologica -sotto lo stemma del volto di un assassino qualsiasi.
    A presto
     
    ENIGMA — lunedì, 10 dicembre 2007 11:41
    NON CREDO CHE CON L'INTELLIGENZA CHE TI RITROVI PUOI AFFRONTARE UN ARGOMENTO COSI DIFFICILE COME LA POLITICA QUINDI LASCIAMOLA PERDERE.... DOPO IL TUO ENNESIMO ATTACCO MI CONVINGI SEMPRE PIU' CHE NON SAI CIO' CHE DICI E PENSI.... NON CAPISCO IL TUO ACCANIMENTO.... TU NON SEI CONFUSO? MA.......... UNO CHE SI METTE A SCRIVERE A QUELL'ORA, BE CREDO CHE SIA INSODISFATTO DEL PROPIO ESSERE.... TI CONSIGLIO DI PENSARE PRIMA DI SCRIVERE ALTRIMENTI TI PRENTERANNO TUTTI IN GIRO.... X I PAPPAGALLI , SE NESSUNO DI NOI LI COMPREREBBE NESSUNO LI METTEREBBE IN GABBIA... ORA SONO UN PO ASSONNATO SPERO DI ESSERE STATO CHIARO E SE CE QUALCOSA DI NON CHIARO FAMMI SAPERE MI IMPEGNERO' AD ESSERE PIU CHIARO...
     
    Lordtenebrarum — lunedì, 10 dicembre 2007 11:38
    A parte il fatto che l'ora alla quale mi metto a scrivere è quella che mi concilia di più con lo studio, visto e considerato che posso insegnartela la politica con la mia laurea in filosofia -a prescindere dall'intelligenza-; hai ragione che se i pappagalli nessuno li COMPRASSE non li si TERREBBE nemmeno in gabbia ma qualcuno li ha tenuti in gabbia e quello sarebbe morto se non me lo avessero regalato.

    Ora dimmi, questo non mi è chiaro:

    1-come fai a dare giudizi sulla mia intelligenza quando non immagini nemmeno cosa sia la lingua italiana

    2-spiegami cos'è la politica, penso che una persona della tua stazza intellettuale riesca ad essere molto chiara anche con un povero ignorantello come il sottoscritto

    3-perchè non rispondi a tutti i punti dei miei attacchi ma solo ad alcuni? Sei più intelligente e ti fai affondare su così tante cose da me?

    Spero in una risposta esaustiva
     
    ENIGMA — martedì, 11 dicembre 2007 12:09
    1-CERCA DI OFFENDERE MENO SE PUR NN RIESCI .... 2- LA POLITICA ERA ORA NON E' PIU', ADESSO E COMPLOTTO 3- I TUOI ATTACCHI NON HANNO FONDAMENTA, LI CONSIDERO ESIBIZIONISMO, E MI DAI SEMPRE PIU CONFERME SULLA TUA INSICUREZZA
     
    Lordtenebrarum — mercoledì, 12 dicembre 2007 01:19
    1-la mia richiesta è più che leggittima, non ho mai cercato di offendere (semmai è capitato il contrario): hai dato dei giudizi sulla mia intelligenza nella stessa lettera in cui hai scritto incubi grammaticali del genere:

    "DOPO IL TUO ENNESIMO ATTACCO MI CONVINGI"

    "TI PRENTERANNO TUTTI IN GIRO"

    "SE NESSUNO DI NOI LI COMPREREBBE NESSUNO LI METTEREBBE"

    "SE CE QUALCOSA"

    2-la politica è complotto fintantochè la gente si lascia manovrare: se ammetti una cosa simile ammetti di essere un burattino;

    inoltre non capisco il tuo interessamente al comunismo: anche là sono presenti i complotti;

    il comunismo potrebbe benissimo essere uno specchietto per le allodole e non esser mai esistito quindi, se è tutto un complotto anche l'ideologia comunista potrebbe esserlo;

    mi dici quando la politica poteva esser chiamata tale?

    3-i miei attacchi potranno pur essere un esempio di esibizionismo, ed è vero sono insicuro, ma non riesci a contenere il mio esibizionismo entro limiti ragionevoli, anzi evadi più argomenti possibili mentre una persona sicura di sè e dei propri pensieri riuscirebbe a tenermi testa tranquillamente; tantomeno riesci a farmi essere sicuro di qualcosa: le tue sicurezze quali sono? Il comunismo nella tua politica del complotto? O il fatto di saper di essere -non lo metto in dubbio- un ottimo cuoco, ma niente di più?
    Il problema è che persone come te trovano per caso queste tesi, condivise a livello pubblico, per poi appropiarsene e parlarne con altri, mostrando di aver riflettuto sull'argomento, e basta. Lo si chiama vulgus, gregge: non sei altro che un'eco di informazioni altrui, non dici niente di nuovo e lo dici in modo oltremodo illogico.
    Anche sopra te l'ho detto: dimmi come diamine è possibile essere all'interno di una congiura generale, di un complotto, ed avere un ideale come che guevara, una figura che potrebbe benissimo essere derivata appunto dagli stessi burattinai che guidano la farsa generale per i propri scopi. Io non mi fiderei di nessuno. Tu sei nato comunista, lo ricordiamo, e così morirai. Ma allora (tornando al primo punto) non ho alcun bisogno di offenderti, lo fai benissimo da solo

    A presto...
     
    ENIGMA — mercoledì, 12 dicembre 2007 10:30
    SENTA MI HAI ROTTO I COGLIONI.... CONTINUARE A PARLARE CON ME OFFENDEREBBE LA MIA INTELLIGENZA.
     
    ENIGMA — mercoledì, 12 dicembre 2007 10:37
    SCUSA ENNESIMO ERRORE GRAMMATICALE , MA L'IMPORTANTE E' FARSI CAPIRE. PRIMA VOLEVO DIRE CONTINUARE A PARLARE CON TE OFFENDEREBBE LA MI INTELLIGENZA .CIA
     
    Lordtenebrarum — mercoledì, 12 dicembre 2007 05:46
    No no, altro che errore grammaticale, quello si chiama lapsus, ed eruna cosa verissima!!
    Comunque sia, non rispondi alle mie domande. Mi dispiace offendere la tua intelligenza, ma comunque volevo chiedere appunto ad un esperto del settore determinate cose. E a quanto pare oltre che la ricetta della pasta alla carbonara non mi hai saputo dire molto. Mi dispiace esser giunto ad averti rotto i coglioni, ma la curiosità è troppa!!
    Inoltre non nego un certo interesse per la tua cucina, parlando con te mi ha messo curiosità di provare i tuoi piatti, e non è uno scherzo, dico davvero!

    November 07

    Gli ultimi pensieri di Frank Grimes

                                                                                            Frank Grimes
     
    Le ruote della macchina stasera parevano mangiare l'asfalto. Ogni tanto un lampione in lontananza mi illuminava all'interno, l'abitacolo, per poi lasciare spazio all'oscurità e di seguito ad un altro lampione. Tachicardia. I fanali guardano davanti, sembrano già conoscere la strada che sto per fare, mi conoscono abbastanza da capire immediatamente cosa mi passa per la testa in quei momenti. La frizione stava facendo un lavoraccio, per come muovevo il cambio chiunque avrebbe capito che avevo da fare, un appuntamento importante, irrinunciabile. Basta, non ne potevo più, non ce la facevo più! Sì, adesso basta! Più nessuno intorno! Nessuno.
    Non ricordavo nemmeno di aver chiuso la porta della macchina a chiave, e forse non l'ho fatto davvero, quando sono entrato.
    I miei passi risuonavano più calmi, i miei occhi si alternavano tra le gelide ombre che scivolavano sulle lapidi e le nuvole rosse che si accarezzavano tra loro scambiandosi calore. Allora mi sono reso conto del mio respiro. Alitavo apposta per vedere la sbuffata che ne derivava. Stavo per urlare, ma mi sono trattenuto. "Vediamo" mi sono detto "se ho paura, se ho ancora da perdere". Mi sono fatto due volte lo stesso giro senza provare niente, solo rabbia. Ma mi ha fatto bene, ora so cosa vuol dire. Ero uscito di casa furioso, per un'incomprensione. Ora sono tornato calmo, tranquillo. Non perchè io abbia qualcosa da perdere, questo mai. Piuttosto per una rivelazione. Non perchè ognuno debba essere calmo, non perchè ognuno debba stare per forza tranquillo. Semplicemente comprendere qual è la propria dimensione ed abbandonare tutto il resto. Sono ingiusto, ma questo mi ha insegnato la vita, non combattere, ma comprendere sempre. E finora non c'ho mai capito un cazzo, non perchè ponessi domande irrilevanti , ma perchè mancavano le risposte. Immagino che le troverò da solo -quandomai!- mentre sarete là a vedere Natale Sul Nilo, mai scomodare la plebaglia!
    Io sono plebaglia? E sia, forse la peggiore esistente. Contento di esserlo, fintantochè ragiono per cazzi miei. Prendete in prestito opinioni, parole ed anche l'intero cervello, non importa. La follia è da preferire di fronte a tanto squallore. E che importa se vivo o morto, importa solo se sto meglio. Ridete di me, ridetene pure, a me non importa mica. Siete voi ad averne bisogno di questi rimediucci fatti in casa per evitare di guardare ogni giorno di quanta tristezza vi circondiate, a me non è mai interessato ridere, non è quella la felicità. Ed è questo che appunto sto scrivendo: mentre quelli che di voi saranno là ad ingozzarsi davanti una bella commediuccia italiana, ce ne sarà uno, ci credo, uno che si alzerà, sorridendo malinconicamente guarderà oltre la finestra e penserà che ce ne sarà un altro, il quale penserà ad un altro, e via dicendo... Ebbene, questi alieni saranno gli ultimi dei miei pensieri prima di addormentarmi in pace per sempre. Perchè loro saranno là a rendere la vita meno triste, almeno per sè stessi. Sapete qual è l'orrore? Non che possano esistere i fantasmi, ma che essi non esistono e tutto si dissolve nell'arido clima della quotidianità.
     
    Tutti sono soli, ma alcuni lo sono più degli altri.
    August 25

    Libero sfogo agli istinti omicida... Death Note

    Quest'idea non è mia, ma presa da un grande cartone animato...
    Se si potessero uccidere dele persone solo scrivendone il nome su un quaderno speciale
    , quali nomi scrivereste?
    A voi la parola... Anzi, i nomi!!
    August 17

    L'irrimediabile

    Se credessi che il tempo fosse sempre lo stesso le cose sarebbero perfette. Per il carcerato che aspetta nella sua cella l'ora di andarsene il tempo che passa non ha una fine. Per il condannato a morte il tempo passa troppo velocemente.
    Del tempo molte sono le cose dette, del tempo molte sono le cose pensate, ma il tempo l'unica immagine che può avere è quella del nemico.
    Piccolo è il mondo agli occhi del ricordo, immenso agli occhi del presente. Questo dice che non si è mai vissuto per intero niente. Forse insieme potremmo battere gli occhi e ritrovarci ancora là tra dieci anni come se non fosse mai passato il tempo. Così potremmo fregarlo?
     
    Quanto è stato? Troppo poco, pochissimo tempo. Non ne posso più. Mi sembra tutto uno spreco, è uno spreco anche stare quì, tanto nulla si risolve. Le cose vanno sempre in maniera inversamente proporzionale alla loro desiderabilità. No, non può essere, altrimenti non ti avrei conosciuta, non sarei stato con te. E allora cosa diamine sta succedendo? Perchè non riesco a congelare tutto per capire come sta andando? Perchè non riesco ad ibernare il tutto per analizzarlo. Mancanza di lucidità. Maledizione, non ci voleva proprio...
     
    La notte mi rigiro tra le mie fantasie. Averti affianco durante una malattia per sostenerci, guardarti fissa in volto mentre provi un orgasmo, stare ad accarezzarti il viso, riavviarti una ciocca di capelli mentre dormi, sorridere senza pensare a niente ma solo guardandoti, sostenerti fino a che le braccia non sono anchilosate, baciarti fino a che le labbra sanguinano e porti dove nessuno è mai arrivato. Insieme in una cella d'isolamento o sulla luna: lì dovremmo andare per stare tranquilli, quì in giro c'è troppa confusione. Rischiamo di rimanerci invischiati.
     
    Quella canzone mi chiede se ci sei anche tu, in un lago di sangue detto libertà. Le barriere non esistono se non per proteggere. Vuol dire che si sentono minacciati. Possibile che, insieme, mettiamo in crisi un macello di persone solo collocandoci vicini? A questo livello di potenza siamo arrivati? Possibile, possibile. Anzi, è un dato di fatto. Ti sei mai vista dalle stelle? Immaginati lì, come ti vedi? Cosa pensi stia succedendo? Ma non rispondermi, in fondo lo sai anche tu. Qualcuno manovra tutto. Il vecchio Dio sta dando prova di saperti gestire bene. Non mi sono mai piegato nemmeno a Dio, anzi, più volte ho cambiato. Dovremmo renderci camaleontici. Collezioniamo altri fallimenti, solo questo possiamo fare? Questo ci costringono a fare? Cosa vuoi, veramente? La vita non torna due volte per darti un'altra occasione, stiamo ingoiando nel peggiore dei modi questa lezione, forse non riusciremo nemmeno a metabolizzarlo, ed ognuno tornerà alle sue credenze ed alla sua fede. Così Dio vincerà. Cos'è Dio, lo hai già capito.
     
    Verrà il tempo della condanna, l'eco della sentenza rimbomberà tra gli astri, come due condannati percorreremo insieme la strada per la forca tenendoci per mano e facendo finta di nulla, illudendoci di star bene, la fine sarà più amara di qualsiasi veleno. Sei tu l'antidoto. Ma quel giorno saremo troppo lontani ed anche questo frammento della vita finirà senza rimedio nel vuoto, Dio avrà vinto, il tempo avrà la meglio. E noi possiamo solo lasciare una scintilla di quello che è stato, sospeso nel nulla di un ricordo evanescente.
     
    Eppure, lo sento, tutto sarà andato a rovescio.
    Non è giusto. Non lo sarà mai più niente da quel momento. 
    August 10

    S.O.S.

    Gli occhi si chiudono da soli. Tra poco prendo il volo. Ascolto il vento che soffia: chissà se il vento percepisce il mio respiro. Il mio corpo e la mia anima sono diventate una cosa sola con la mancanza. Voglio tornare indietro, voglio avere quattordici anni. Le stelle sono diventate troppo lontane, sbatto continuamente la faccia al suolo. Prima non era così, prima le stelle brillavano. Ora sembra tutto un cimitero. Cazzo, dovevo avere un fratello maggiore. Le guide che ho avuto sono state tutte inutili. Una massa di rincoglioniti mi hanno preso per mano e trascinato tra i perdenti. Ero troppo piccolo per capirlo. Ogni tanto rivedo quel ragazzino di quattordici anni a fissare le stelle dalla finestra come un fantasma. Questo mi fà capire che l'unica compagnia che ho, tuttora, è quella di me stesso. Ora mi prende per mano un libro di tanto in tanto, se tutto va bene. Perchè sono arrivato a tanto? Perchè anche ai miei occhi risulto un'assurdità? Sono la contraddizione del mio presente. Anche se rimango solo sono in cattiva compagnia. Solo sulla sincerità degli animali ho potuto contare. Ormai tutto è diventato marcio, forse lo è sempre stato e solo ora me ne accorgo. O forse sono io che sto marcendo. Fatto stà che più passa il tempo e più ho paura di invecchiare. Guarda che patetico: a ventitrè anni già mi sento lontano da me stesso. Che inferno, cristosanto! Mi prendo troppo sul serio dicono. Ma come fai a prender per scherzo la vita? 
    Il cuore batte a ritmo di musica trance. I pensieri improvvisi mi tagliano come mille lame che si incrociano nel cervello. La testa mi esplode. Gli occhi sono lucidi, ma non piangerò. Qualcuno speriamo che c'è, in questo sottosuolo, che mi dà una mano a risalire in fretta: qualcosa comincia ad inghiottirmi. Il torace è troppo piccolo per contenere la rabbia. Nemmeno riesco ad urlare. Guardo verso l'alto da un abisso sempre più buio.
    Dove sei?
    July 22

    Stupidità e curiosità

    L'altro giorno parlavo ad un amico, ed egli mi ha aperto gli occhi sul fatto che non è Gino tutto quello che luccica, ed un altro mi ha sensibilizzato sui problemi dei frappè tristi, tuttavia queste inquietanti realtà ne nascondono di peggiori...
    Io voglio porre un quesito a chiunque legga codesto intervento: ma voi quando siete soli a casa e vi sentite particolarmente euforici, cosa fate?
    Come per il fatto precedente, potete scrivere ciò che volete, nessuno vi giudicherà, se volete anche in anonimo, ma la curiosità è tanta...
    Se volete cominco io: solitamente mi faccio una doccia, poi mi metto le scarpe e giro nudo per casa con un sorriso da ebete disegnato in volto e giro stanza per stanza imitando qualche cantante, ballando pezzi di musica house oppure cercando di fare onde energetiche...
    A voi la parola...
    July 02

    L'urlatoio

    Deve esistere un luogo dove è possibile urlare tutta la rabbia che si sente dentro, quella rabbia che si mescola all'istinto vitale e sfocia in un'irruzione interiore di violenza e frusrazione, la quale si riflette sul soggetto che la prova.
    Questo è il posto per la vostra rabbia, per sfogarvi, per liberarvi.
    Questo è l'urlatoio.
    Urlate pure le cose che vi fanno star male, liberamente, senza timori, nessuno vi giudica e nessuno vi rimprovererà di nulla: questo spazio è solo esclusivamente per voi.
    Bene... Adesso massacrate pure ciò che vi fà incazzare...